agriturismo Cortona

Itinerario: dettaglio


31 maggio 2013

Eremo

L'eremo "Le Celle" , presso Cortona in provincia di Arezzo, costituisce uno dei primi insediamenti francescani scelto e voluto da San Francesco di Assisi.

La fondazione

Trovandosi a predicare presso Cortona nel 1211, come suo solito Francesco domandò ed ottenne un luogo nel quale potersi ritirare in preghiera.
Un giovane della città, Guido Vagnottelli, che poi diventerà uno dei suoi primi compagni, gli offrì un luogo aspro e solitario, secondo i desideri del santo.
Francesco lo scelse per la solitudine che gli donava, e perché particolarmente evocativo. Presso il luogo dove ora sorgono "Le Celle", egli trovò acqua sorgiva e la roccia viva come il "Sasso spicco" della Verna che visiterà due anni dopo, nel 1213 [1] e le fenditure nella roccia come a Greccio, a Poggio Bustone e in altri eremi.
Con una certa sicurezza si asserisce che, fin dalla sua prima permanenza cortonese, egli lasciò nel luogo detto de "Le Celle" un piccolo drappello di frati a custodia di un sito a lui, da subito, così caro.

Le visite di san Francesco
Nel 1215 Francesco, secondo una testimonianza attendibile dell'epoca, tornò nuovamente a "Le Celle", per festeggiare la Pasqua, dopo aver trascorso la quaresima sull'isola Maggiore del lago Trasimeno.
Durante una sua permanenza a Le Celle, Francesco predisse a una donna disperata la conversione del marito; ed un'altra volta donò il suo mantello nuovo, procuratogli dai frati, ad un povero.[2]
Tante altre volte Francesco deve aver sostato presso "Le Celle" collocate sulla strada che da Assisi sale verso la Toscana, eppure di nessun'altra abbiamo testimonianze certe se non dell'ultima e forse la più importante.
Essa risale all'anno della morte di Francesco (1226). Le stigmate già segnavano il suo corpo da due anni, ossia dal 17 settembre del 1224.
In primavera, mentre si trovava a Siena per curarsi gli occhi, ebbe un aggravamento generale con pericolosi sbocchi di sangue. Le sue condizioni apparivano disperate, tanto che i compagni del santo gli chiesero di scrivere gli ultimi suoi ricordi e raccomandazioni, una specie di testamento e lui, con poche e semplici parole, lo dettò a fra' Benedetto da Piratro.[3] Ma non era ancora giunta la sua ora.
Quando le condizioni di salute ebbero un certo miglioramento, i suoi accompagnatori decisero di riportarlo ad Assisi, dove tutto era cominciato e dove tutto sembrava dovesse finire.
Frattanto, Frate Elia da Assisi accorse in fretta da lontano e, al suo arrivo, Francesco migliorò al punto che poté lasciare Siena e recarsi con lui alle Celle. Fu l'ultima volta che il santo vi soggiornò.
Durante la permanenza cortonese Francesco certamente ripensò ai ricordi da lui dettati a Siena; ad essi infatti darà una formulazione più ampia e definitiva ad Assisi,nell'ultimo periodo della sua vita.
A Cortona le sue condizioni di salute si aggravarono progressivamente per cui, su richiesta di Francesco stesso, Elia decise di riportarlo ad Assisi accompagnandolo personalmente[4].
Riportato ad Assisi, alla Porziuncola, il Poverello vi morirà il 3 ottobre del 1226.

La costruzione dell'Eremo
Frate Elia da Assisi, vicario di Francesco e vicario generale dell'Ordine dei Minori, nel 1235, cominciò a costruire un convento a Cortona. A dire di qualche suo detrattore, lo aveva fatto costruire "bellissimo e ameno e dilettevole" e vi dimorava con circa quindici frati.[5]
Sistemò in muratura i luoghi legati alla presenza e alla memoria di Francesco, specialmente la cella dove il santo si ritirava e l'oratorio dove passava le sue ore in preghiera.
Al di sopra edificò un piccolo refettorio e cinque cellette delle dimensioni della cella del santo; qui egli stesso trascorse l'ultima parte della sua tumultuosa vita.
Il piccolo romitorio rimase così abitato dai frati per circa un secolo, fin quando la proprietà passò alla diocesi e per circa 200 anni fu praticamente disabitato.

L'affido ai Cappuccini
Nel 1537 il vescovo chiamò a far rivivere quella piccola porziuncola i Frati Minori Cappuccini, l'ultima delle Famiglie francescane, approvata pochi anni prima, ossia nel 1528.
I nuovi arrivati ne fecero la casa di noviziato della Provincia toscana.
Venne costruita l'attuale chiesa conventuale e il corridoio del noviziato, in alto, parallelamente alla montagna. Il corridoio conteneva 20 cellette per l'accoglienza dei novizi, sempre di due metri per due, affinché nella povertà delle strutture essi venissero formati alla essenzialità della vita religiosa.
"Le Celle" rimarranno casa di noviziato per circa cinque secoli.
Attualmente l'eremo, gestito da una fraternità cappuccina, è stato costituito "casa di preghiera" e di ritiro.



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